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Jumanji: le 5 scene piú belle del film con Robin Williams

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A dicembre arriverà al cinema Jumanji – Benvenuto nella Giungla, reboot dell’omonimo film del 1995 interpretato dall’amato Robin Williams. Il reboot ha fatto tanto discutere, perché il famoso film del ’95 è ancora oggi amato come allora e nessuno – tranne i produttori del nuovo progetto – vedeva il necessario bisogno di riportare al cinema una storia già conosciuta.

Ecco perché, nonostante questa pellicola si sia avvalsa del nome originale e del titolo di “reboot”, non ha nulla a che vedere con il film di Joe Johnston.

In Jumanji – Benvenuti nella Giungla, mentre i quattro protagonisti – Spencer, Fridge, Bethany e Martha – sono in punizione ritrovano un vecchio videogioco – Jumanji – che li catapulta nel suo mondo. Potranno uscire da lì solo una volta completato il gioco.

Insomma, l’idea è più o meno simile al film originale, solo rimodernata: niente gioco da tavolo, troppo antico e obsoleto. Al suo posto un bel videogioco, The Rock con i suoi muscoli super potenti e via, iniziamo questa partita.

Tutto, dal trailer, mi fa pensare ad una sola parola: TRASH. Però avete ragione, non bisogna giudicare un libro dalla copertina o un film dal trailer. Ecco perché smetto di parlare di Jumanji – Benvenuti nella Giungla e mi concentro su Jumanji, quello vero, del 1995.

L’intenzione di questo articolo era quella di descrivere le cinque scene del film che più ho amato vedere e che più mi hanno fatto divertire. Rivedendo il film solo pichi giorni fa, ho potuto capire e selezionare al meglio tutte le scene più significative del film. Siete pronti?

Il ritorno di Alan Parrish

Più che una sola, fin dall’inizio ci sono un’insieme di scene che danno modo allo spettatore di farsi un’idea più che positiva su questo film. Quella di Robin Williams nei panni (più o meno) di Alan Parrish è forse una delle entrate in scena più belle in un commedia.

Lo spavento del piccolo Alan – nel corpo di un adulto di mezza età – dà la possibilità di far sentire questo personaggio con la barba lunga e vestito di soli stracci più vicino ai bimbi che vedono il film e che, insieme a lui, vivono un’avventura megagalattica.

Le scimmie

Oltre a Parrish o ai due bambini che giocano a Jumanji insieme a lui, le vere protagoniste della storia sono le scimmie che – anche se apparentemente carine e innoque – rendono la vita dei partecipanti al gioco un vero inferno. Le vediamo prima dell’entrata in scena di Alan, subito dopo il suo ritorno mentre distruggono l’auto del poliziotto e poi, saltuariamente, anche durante il resto del film.

Una presenza quasi necessaria per rendere questo film tanto divertente. Le scimmie, si sa, sono sempre ricordate come animali capaci di fare dispetti e renderti la vita impossibile. In questo film si ripescano tutti gli elementi tipici di una scimmia e si inseriscono all’interno di animali vendicativi, spudorati e cattivi.

Alan e il pavimento mobile

Il piccolo Peter si trasforma in un piccolo lupo perché sorpreso dallo stesso gioco a barare: già vedere il piccolino di casa intento a finire la partita con la coda e peli ovunque è abbastanza divertente, ma Jumanji non si ferma qui e catapulta Parrish sempre più giù, attraverso le sabbie mobili… o meglio, il pavimento mobile.

Ciò che fa ridere in questa scena è il modo in cui Alan reagisce a quello che gli sta capitando. Un adulto dovrebbe essere più responsabile, non avere paura di queste sciocchezze e confortare i bambini che, a buon ragione, urlano e si disperano. Qui è il contrario, sono i bambini ad occuparsi dei due adulti e soprattutto di Alan, segno che quest’ultimo non è mai cresciuto realmente, se non di statura.

And the game

Una delle scene più belle è quella finale, in cui il gioco sta per finire e si scatena il putiferio. And the Game è il momento di massima tensione, con quel dado che continua a girare, cadere, senza rivelare mai il numero scelto dal caso.

Il monologo dell’apparentemente acerrimo nemico di Alan è da brividi (per quanto possa rabbrividire un discorso di una commedia), mentre il “Jumanji” finale – espresso con soddisfazione dal protagonista – riporta all’origine tutto il film. Come se non ci fosse stato mai nulla, nessuno sa dell’esistenza di questo gioco, tranne i quattro protagonisti, che rivedremo nell’ultimissima scena.

Ci rincontriamo!

Ed è proprio così, la scena finale è forse quella che mi è piaciuta di più. Il gioco, un po’ come un effetto farfalla, ha scatenato una serie di conseguenze che hanno portato a tante tragedie: la pazzia di Sarah, la morte dei genitori dei due bambini e dei genitori di Alan.

Una volta terminato il gioco, però, tutto torna alla normalità e i quattro partecipanti al gioco si rincontrano e, con un sorriso complice, ricordano tutto ciò che c’è stato tra di loro e che gli altri – in sala – ignorano.

E abbiamo finito. Ricordare solo cinque scene è poco, lo so, perché tutto il film è un susseguirsi di emozioni e divertimento. Jumanji probabilmente non è un capolavoro, ma è uno di quei film che rivedresti mille volte, perché non stanca mai. Di certo un film davvero bello che non meritava di essere ricreato: non ora, non così.

In attesa del ritorno nella Giungla (provo ribrezzo solo a scriverlo), vi auguro una buona visione, nel caso vi sia venuta voglia di rivedere il vero Jumanji. E ricordate: “nella Giungla dovrai stare, finché un 5 o un 8 non compare”.

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