Ciò che inferno non è: recensione del libro di Alessandro D’Avenia

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Da premettere che ho letto questo libro ormai un mesetto fa, ho deciso di scriverne oggi la recensione perché credo che siano maturate in me le idee giuste per un discorso quanto più sensato possibile. Quando mi ritrovo a scrivere di Alessandro D’Avenia o di uno dei suoi lavori, la mia mente smette di pensare in modo lucido, ecco perché ci metto così tanto. Oggi però è arrivato il momento di scrivere di Ciò che Inferno non è, penultimo romanzo del professore palermitano, in cui al centro della scena c’è proprio la sua Palermo. Ma andiamo con ordine, prima la trama.

ciò che inferno non èFederico ha diciassette anni e il cuore pieno di domande alle quali la vita non ha ancora risposto. La scuola è finita, l’estate gli si apre davanti come la sua città abbagliante e misteriosa, Palermo. Mentre si prepara a partire per una vacanza-studio a Oxford, Federico incontra “3P”, il prof di religione. Lo chiamano così perché il suo nome è Padre Pino Puglisi, e lui non se la prende, sorride. 3P lancia al ragazzo l’invito a dargli una mano con i bambini del suo quartiere, prima della partenza.

Quando Federico attraversa il passaggio a livello che separa Brancaccio da Palermo, non sa che qualcosa sta per cambiare. La sera torna a casa senza bici, malridotto e la sensazione di avere scoperto una realtà estranea eppure vicina. L’intrico dei vicoli controllati dal Cacciatore, ‘u Turco, Madre Natura, per i quali l’unico comandamento da rispettare è quello di Cosa Nostra. Ma sono anche le strade abitate da Francesco, Maria, Dario, Serena, Totò e tanti altri che sperano in una vita diversa…

Nel Natale del 2015, mio padre mi regalò i primi tre libri di D’Avenia, nonché gli unici scritti fino ad allora dal professore. Decisi di leggere Ciò che inferno non è prima di tutti gli altri, pentendomi subito della mia scelta. Bloccai la lettura dopo pochi capitoli, perché mi stava annoiando e sentivo crescere in me una grande delusione. Il mese scorso, dopo aver letto tutti i libri del mio scrittore preferito, ho deciso di dare al suo penultimo romanzo un’altra possibilità, perché sapevo che quel libro mi sarebbe piaciuto, sapevo che il 2015 semplicemente non era l’anno giusto per la lettura di Ciò che inferno non è. L’anno giusto, infatti, è il 2017.

Due anni dopo mi ritrovo a parlare benissimo di uno dei libri che più mi ha insegnato fino ad ora, mi ritrovo a parlare di un libro che mi ha mostrato un mondo così lontano da me eppure così sentito. Mi ha fatto conoscere uno dei personaggi palermitani più onorevoli di cui io abbia mai sentito parlare, Don Pino Puglisi.

Qual è l’intento di Ciò che inferno non è?

Il romanzo pone il lettore di fronte alla difficile condizione in cui Palermo e i suoi quartieri riversavano nel 1993, un anno dopo l’atroce strage di Capaci. Attraverso il cambio del punto di vista, conosciamo Federico: un ragazzino di 17 anni che, prima della sua vacanza in Inghilterra, si fa convincere dal suo professore di religione – Padre Pino Puglisi – ad andare a Brancaccio, quartiere malfamato di Palermo, dove la violenza e la mafia la fanno da padroni. Federico conosce, attraverso Brancaccio, le tenebre che una città paradisiaca come Palermo nasconde.

Quello di Federico è un viaggio verso una città sconosciuta, quella città che per 17 anni lo ha accolto, senza mostrargli l’altro lato del suo volto. Adesso sta a Federico capire se vuole continuare a vivere nel Paradiso o scoprire anche l’Inferno e affrontarlo, salvando tutti quei ragazzini che vivono l’Inferno ogni giorno, incuranti del Paradiso.

Palermo e i suoi ragazzini, Semplicità e Poetica

I cambi di punti di vista permettono al lettore di conoscere Palermo a 360°, con la descrizione dei suoi vicoletti e dei suoi luoghi più belli, a partire da quel mare limpido e luminoso che ogni anno accoglie milioni di turisti affascinati da questa terra. Tramite gli occhi di Federico conosciamo, invece, Brancaccio e i suoi piccoli abitanti, ragazzini innamorati della vita, ma capaci di dimostrarlo solo tramite la violenza. Salvezza di questo piccolo quartiere e dei suoi abitanti è appunto Padre Pino Puglisi, ucciso dalla mafia perché “portava i bimbi con sé”, perché li portava a vedere le stelle in riva al mare, perché mostrava loro il Paradiso, perché li strappava dal loro destino fatto di sangue, pistole e vendetta.

Nel romanzo si può travisare un continuo dualismo, il contrasto tra semplicità e poetica. La semplicità di Padre Pino Puglisi viene espressa attraverso le parole di D’Avenia, scritte sul foglio con una cura minuziosa. Lo stile del professore è inconfondibile e la sua voce riecheggia in tutte le pagine. Se vi concentrate, durante la lettura potreste perfino sentire nella vostra mente la voce dello scrittore, che vi sussurra le sue parole e ve le imprime nel cuore, riga dopo riga.

Non potrei essere più entusiasta della mia più recente lettura, non potrei fare alcuna critica su questo romanzo, perché è un racconto che ti segna e ti fa venir voglia di prendere il primo traghetto per Palermo ed essere Federico: fare nel proprio piccolo qualcosa di grande, salvare dall’Inferno chi avrebbe dovuto vivere nel Paradiso.

Perché consigliare Ciò che inferno non è?

Vi consiglio questo libro non perché è perfetto, semplicemente perché è indispensabile. La sua lettura vi cambierà inevitabilmente, farà scattare una molla nel vostro cuore e saprete di non essere più gli stessi di prima. Questo non è un libro scritto solo per accrescere il proprio conto in banca, questo è uno di quei libri scritti dall’anima, fatto per riportare alla vita qualcuno che della vita ne ha fatto un capolavoro. Ciò che inferno non è è capace di entrarti dentro e da lì, vi assicuro, non se ne andrà mai.

Stile: ⭐⭐⭐⭐⭐
Contenuti: ⭐⭐⭐⭐⭐
Approfondimenti: ⭐⭐⭐⭐⭐
Piacevolezza: ⭐⭐⭐⭐⭐
Voto finale: 5

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