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13 Reasons Why: perché ho amato così tanto quest’originale Netflix?

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Fin da quando è approdato su Netflix il 31 Marzo, 13 Reasons Why ha fatto parlare forse anche fin troppo di sé. Amato dai più e criticato da molti, la serie tv prodotta da Selena Gomez racconta – nel corso di 13 episodi – tutti i motivi per cui l’adolescente Hannah Baker si è tolta la vita, tagliandosi le vene. Un teen drama forse diverso dal solito, considerato non solo come il frutto della fantasia dei creatori del libro o della serie, ma come una situazione che nel mondo accade realmente ogni giorno.

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Tralasciando le similitudini con la realtà, ricordiamo che 13 Reasons Why è prima di tutto un prodotto di intrattenimento e, come tale, ha dovuto subire critiche e apprezzamenti. Io faccio parte di quelli a cui la storia di Hannah e dei suoi presunti amici è piaciuta e oggi voglio proprio spiegare come mai questa serie tv continua ad essere nei miei pensieri, nonostante sia stata vista più di un mese fa.

Innanzitutto, mentre vedevo gli episodi che compongono la serie, non ho potuto fare altro che immaginare la storia di Hannah come reale. Ciò che più mi ha convinto di Tredici, è il modo in cui hanno reso reale un problema che affligge milioni di ragazzini di tutto il mondo, che giorno dopo giorno si tolgono la vita per quei problemi – apparentemente stupidi – affrontati a scuola. Hannah non è finta, Hannah sono tutti quei ragazzi che lottano contro i bulli, contro quegli amici che si divertono rendendo martire una ragazza o un ragazzo più debole. Finalmente una serie tv che dà l’importanza che merita al tema del bullismo. È vero, parliamo sempre di questo argomento, ormai così frequente nelle scuole, ma mai abbastanza. Ogni giorno sentiamo in tv di suicidi adolescenziali, di atti di bullismo filmati e resi pubblici su Facebook. Finalmente Tredici racchiude tutti questi eventi e li pone allo spettatore, senza peli sulla lingua, denunciando quello che oggi ci tocca sentire e vivere ogni giorno.

Risultati immagini per 13 reasons why gifOltre ai colpi di scena, curati nel minimo particolare, mi sono piaciuti i protagonisti della serie. Gli attori scelti sono entrati nei loro personaggi fin troppo bene. Non erano più Katherine Langford che interpreta Hannah Baker o Dylan Minnette nei panni di Clay Jensen. Erano Elmetto, Hannah, Tony, Jessica e Justin. Erano ragazzi di un normale liceo, anche loro apparentemente normali, protagonisti di una storia quasi surreale.

Nonostante i vari meme creati in questo periodo sulla fragilità di Hannah o sull’innocenza di Clay, Tredici continua a far parlare di sé, riuscendo in quell’intento proposto da Selena Gomez fin dall’inizio: sensibilizzare il mondo verso un argomento così delicato.

Consiglio a tutti di vederla, non perché sia la migliore serie tv mai creata al mondo, ma semplicemente perché – anche a volte esasperando la storia di Hannah – racconta ciò che la maggior parte dei ragazzini del mondo prova tutti i giorni. Consiglio di vederla per capire, apprendere e cercare di cambiare questa situazione. Una serie tv non basta? Forse avete ragione, ma potrebbe far scattare qualcosa dentro di noi: avere di fronte questo tipo di denuncia può comunque scuotere gli spettatori. Io ne sono sicura, e voi?

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